Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma

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Archivio dell'Anrp di Parma: una panoramica


 

Da chi è composto?

 

In totale le schede dei soci dell'Anrp di Parma sono circa tremila (per l'esattezza 2.937). All'interno di questa mole documentaristica sono racchiuse le più disparate esperienze di guerra: dai prigionieri in Russia, ai civili rastrellati nella penisola Italiana, ai deportati politici in Germania etc. Sono documentate dunque le esperienze di prigionia di soldati, ma anche di civili, di partigiani, ed in alcuni casi di fascisti della prima ora. Per statuto non erano ammessi all'Anrp coloro che avevano aderito alla Rsi. I prigionieri catturati in Africa dagli Alleati rappresentarono, all'interno dell'associazione, un numero notevole: 1.021 persone, corrispondenti al 37% del totale degli iscritti.

 

Un profilo dei reduci Anrp

 

All'interno di questo campione, i soldati Italiani catturati in Africa tra il giugno 1940 ed il maggio 1943 l'80% fu detenuta nei territori del Commonwealth, il 10% Stati Uniti e per il 10% Francia. Nello specifico di questi 1.022, i soldati catturati in Africa orientale furono 483, tutti fatti prigionieri degli inglesi, mentre in Africa settentrionale furono 522, ripartiti così: il 62% catturati dagli inglese, il 18% dai francesi e il 20 % dagli americani.

Grafico: percentuale prigionieri dell'Anrp di Parma detenuti dalle tre potenze

Si può cogliere dai dati dell'Anrp parmense. una certa differenza tra le truppe che combatterono in Africa orientale e quelle che combatterono in Africa settentrionale. La media di età delle prime era di 7 anni superiore alle seconde. Un dato che viene confermato dalla relazione di Angelo del Boca sulle truppe italiane in Aoi: “I nazionali, dal canto loro, sono quasi tutti uomini fra i 30 e i 40 anni, e anche se generalmente hanno preso parte alla guerra di conquista, da anni non hanno più ricevuto alcuna istruzione”. Tra i membri dell'Anrp parmense catturati nell'Africa orientale, la media di età è di 31 anni, con la presenza di veterani del primo conflitto mondiale. Il più anziano prigioniero all'interno del campione dei prigionieri italiani catturati in Africa orientale era il carabiniere Compiani Dino, classe 1879. I membri che combatterono in nord Africa, avevano invece un'età media di 23 anni. In questo caso l'afflusso di rifornimenti e di truppe fresche permise l'utilizzo di classe di leva più giovani. Sono presenti anche soldati provenienti da altri fronti. Inoltre tra le più giovani leve, non raro trovare soldati coscritti come Giovani Universitari Fascisti (Guf) e Gioventù Italiana del Littorio (Gil).

 

Sui 483 prigionieri che furono catturati in Africa Orientale ben il 60% fu trasferito nei campi di concentramento del Kenya, Sudan, Egitto, Uganda o territori dell'ex A.O.I. Se aggiungiamo a questa percentuale quella degli internati nel Sud Africa e Rhodesia del Sud (10%), otteniamo che quasi il 70% di questi prigionieri in mano inglese non si mossero dall'Africa. Il restante 30% fu suddiviso tra l'Inghilterra (17%) e i suoi vari dominions: India (8%), Australia (4%), Medio Oriente (>1%). Vi è infine un 1% dei soldati catturati dai francesi in Aoi che venne internato in nord Africa nel campo inglese 208. Si tratta di tre aviatori (Cattani Albino, Gerbella Ercole, Pioli Sergio) del regio esercito italiano, che probabilmente a seguito della cobelligeranza furono trasportati in Algeria per sostenere le operazioni degli Alleati.